Non è un post astratto-filosofico, bensì molto concreto ed intuitivo.
Stiamo
assistendo ad un fenomeno completamente nuovo: l’eliminazione della
dialettica, vale a dire del metodo di ragionamento che ha caratterizzato
gli ultimi secoli, sintetizzato da Hegel nella dinamica tesi, antitesi e
sintesi.
La dialettica è il motore delle idee: un gruppo afferma un concetto, un gruppo contrapposto lo nega, si arriva ad una sintesi che, a seconda dei rapporti di forza, può essere sbilanciata a favore di uno o dell’altro dei gruppi.
La dialettica è il motore delle idee: un gruppo afferma un concetto, un gruppo contrapposto lo nega, si arriva ad una sintesi che, a seconda dei rapporti di forza, può essere sbilanciata a favore di uno o dell’altro dei gruppi.
Si aprì una nuova fase per il pensiero moderno.
In tutti i fatti storici si può verificare la sussistenza di questa dinamica. I vincitori impongono le loro ragioni, i vinti contrappongono le loro e la Storia onesta si formula sulla sintesi delle due posizioni.
Non così per l’affaire coronavirus.
In questo caso, il pensiero è unico e la dialettica è eliminata. Alla tesi che il coronavirus sia una pandemia pericolosissima che giustifica ogni misura di coercizione non si può opporre una antitesi.
La tesi è assunta come verità assoluta, in assenza di qualsiasi possibile prospettazione ed analisi della sua logica antitesi: vale a dire che si tratti di una influenza grave, ma nella media in quanto a mortalità.
Si nega, quindi, alla radice, la possibile formulazione dell’antitesi, vale a dire che non siano legittime le misure eccezionali adottate, anche perché mai assunte seppure in presenza di patologie più gravi.
In questo caso, il pensiero è unico e la dialettica è eliminata. Alla tesi che il coronavirus sia una pandemia pericolosissima che giustifica ogni misura di coercizione non si può opporre una antitesi.
La tesi è assunta come verità assoluta, in assenza di qualsiasi possibile prospettazione ed analisi della sua logica antitesi: vale a dire che si tratti di una influenza grave, ma nella media in quanto a mortalità.
Si nega, quindi, alla radice, la possibile formulazione dell’antitesi, vale a dire che non siano legittime le misure eccezionali adottate, anche perché mai assunte seppure in presenza di patologie più gravi.
L’eliminazione della dialettica ha quale conseguenza, secondo il pensiero occidentale, la cancellazione della realtà.
E’
esattamente quello che sta avvenendo: si assiste ad un totale
inquinamento di dati, cifre, fatti, attuato attraverso la loro confusa,
generica, contraddittoria, incomprensibile presentazione, che è funzionale al puntello della falsità della “tesi”.
***
***
Fin
qui sarebbe grave, ma rientrerebbe nella corrente prassi in forza della
quale il potere è, spesso, ottuso, si esercita senza freni ed è
arbitrario. Siamo abituati ai governanti che sbiascicano come un
chewingam il termine democrazia mentre violano ogni minimo diritto dei
cittadini…
Il
primo metodo concreto utilizzato, per zittire la prospettazione dell’
antitesi, consiste nell'evidenziare solo i drammi di coloro che hanno
perso i parenti. I guariti, che sono la stragrande maggioranza, vengono
ignorati e le pochissime volte in cui sono intervistati il focus è sullo
scampato pericolo. I soggetti intervistati determinano la prospettiva
del tono, dell’umore dell’indirizzo positivo o negativo del fatto che si
vuole illustrare prescindendo completamente dalla realtà. Se si
forniscono solo dati allarmanti, si divulgano solo notizie allarmanti,
si intervistano solo familiari delle vittime, il fatto diventerà,
inevitabilmente, allarmante.
Anche i medici che si intervistano devono essere solo quelli allineati alla tesi.
Il secondo metodo di eliminazione dal processo logico dialettico dell’antitesi è quello veramente innovativo.
Gli
scettici dell’effettiva eccezionale virulenza del coronovirus, quelli
che vedendo i dati ne comprendono l’ingiustificata enfasi, vengono
neutralizzati, oltre che con il totale oscuramento e la repressione,
con il dispiegamento di una nuova tattica: la propagazione del dubbio.
Il
“dubbio” (forse c’è qualcosa di vero se lo dicono tutti i politici,
tutta la stampa, ed anche dei medici) stempera l’energia del dissenso,
la indebolisce, la frammenta. Siamo di fronte ad nuova, innovativa
modalità di raggiungimento del consenso.
E'
stato portato a termine un esperimento portentoso: la tesi che il
coronavirus sia una pandemia pericolosissima, che giustifica ogni misura
di coercizione, è penetrata ben oltre il cervello, ha conquistato il
conscio ed il subconscio, perché supportata dal dubbio. Quale
persona che abbia un parente anziano, ed alla fin fine anche che non lo
abbia, non aderisce, più o meno volutamente, alle misure di isolamento
ritenute indispensabili, se gli è stato instillato il dubbio che, a
contrariis, potrebbe essere contagiato e poi anche morire?
Il
“motore immobile”, che ha gestito la “tesi” attraverso il controllo dei
politici e la puntella attraverso il controllo dei mezzi di
informazione, con il “dubbio” ha eliminato la dialettica hegeliana che
sino ad ora ha connotato ogni ragionamento ed è pervenuto quindi, con l'entusiastico generale consenso di massa, alla manipolazione della realtà.
***
***
Deve
essere ben chiaro che solo dichiarando espressamente che il coronavirus
è una tragedia gonfiata a dismisura si rimane al di fuori della
manipolazione.
La
dr.ssa Gismondo, in una intervista pubblicata su Affari Italiani, ieri 9
aprile 2020, ha assunto questa posizione e le deve essere riconosciuto
un merito scientifico eccezionale, pari solo al suo coraggio civico. Non
è facile, e non è giusto, sminuire la gravità anche di
una sola morte per coronavirus, ma chi è in buonafede è consapevole che
una vera scienziata ha il compito etico di dichiarare la verità
fattuale.
***
Il
copione non muta. La tesi che il coronavirus sia una pandemia
inarrestabile gravissima ha lo stesso contenuto verità di quello che ha
avuto la “provetta del generale Powell”. Questo
criminale impunito è l’icona dell’esecutore della menzogna del potere,
che egli incarna plasticamente nel momento in cui sventola una provetta
il cui contenuto afferma essere rappresentato da un campione di arma
chimica di distruzione di massa nel possesso dell'Iraq.
In realtà
conteneva un campione della sua pipì, che aveva fatto al gabinetto
prima di entrare nell’aula plenaria dell’ ONU e pronunciare il solenne
discorso allarmistico (a proposito…) per cui è passato alla storia. La cronaca non ci dice se abbia avuto almeno il pudore di richiudersi la patta dei pantaloni...
Tutto
il mondo indignato, ma soprattutto terrorizzato dalla paura (a
proposito…) di essere contaminato dal dittatore pazzo, Italia compresa,
seguirà gli USA nell’eliminazione di Saddam e nella distruzione
dell’Irak. Milioni di civili innocenti vennero sterminati per quel falso
abnorme. Vennero distrutte vestigia storiche ineguagliabili, e
devastato un ampio territorio.
Chi
sia il generale Powell del coronavirus non si sa ancora, ma verrà
certamente individuato. La nostra speranza è che non trascorrano tutti
gli anni necessari perchè venga rimosso il segreto di Stato. Purtroppo
,infatti, gli iracheni questa volta siamo noi...
Commenti
Posta un commento